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Ronald Reagan tra luci e ombre – Il liberista – parte III

IL LIBERISTA

È chiaro che nella disputa storica che lo raffigura, Reagan è posto accanto a Margaret Thatcher nel Pantheon dei liberisti. È il motivo per cui viene da sempre osannato da buona parte dei liberali e da loro massimamente preso a modello, detestato invece da chi ha a cuore lo stato sociale. La sua massima «In this present crisis, government is not the solution to our problem; government is the problem.» (nella presente crisi, lo Stato non è la soluzione per i nostri problemi: lo stato è il problema) è rimasta nella storia, e chissà per quanti anni ancora verrà citata.

Abbiamo detto che, a suo modo, l’esperienza di Roosevelt è un’anomalia nel sistema laisser faire americano. Non è però l’unica, specialmente se consideriamo i presidenti democratici Kennedy e soprattutto Lyndon Johnson che gli succedette dopo l’attentato di Dallas.

Ma l’agire di Reagan fu figlio anche di un’eredità pesantissima di fronte alla quale si trovava: c’era stata la crisi del petrolio e poi gli USA uscivano umiliati dalla devastante esperienza del Vietnam.

Stando alla storia, comunque, il plebiscito che ottenne nel 1984 toglie ancora oggi il fiato. Se è vero che in democrazia l’operato di un Presidente si misura anche dal consenso che questo ottiene, nessuno più di lui è stato apprezzato come nel suo primo mandato. La tornata elettorale che lo riconfermò fu storica: vinse in tutti gli Stati, tranne nel Minnesota del democratico Walter Mondale e dunque strappando ai rivali anche la roccaforte del Nord-Est.

I tagli alla spesa pubblica furono notevoli, ma non è tutto liberismo quello che luccica. Reagan, ad esempio, fu anche il Presidente che la fece aumentare per dare adito al riarmo nell’ottica antisovietica, incrementando il debito pubblico statunitense. Però, a detta dei numeri, la ricetta funzionò: l’inflazione passò dal 13% al 4% in quattro anni, la disoccupazione dal 10% al 5.4% in sei. L’economia riprese coraggio e vigore, ma a non diminuire- anzi ad aumentare- fu invece il solito divario tra ricchi e poveri, annosa questione statunitense.

Continua con “Ronald Reagan – Un uomo contraddittorio – parte IV”

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