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Ronald Reagan tra luci e ombre – Il Comunicatore – parte II

IL COMUNICATORE

Precipuamente, Reagan ebbe l’accortezza di comprendere che era necessario un think tank (un gruppo di analisi) strutturato per la sua comunicazione. In secondo luogo, ebbe la capacità di tenere unite le svariate declinazioni degli orientamenti della destra statunitense, dai liberali classici ai federalisti, financo a quella branca del conservatorismo che fa riferimento più di ogni altra alla religione (oggi cosiddetti Teocon).

Comunque, come comunicatore lasciò trasparire sempre un ottimismo invidiabile, in controtendenza rispetto ai conservatori. Il suo tono assertivo, unitamente a una certa calma e lentezza, fecero di lui un comunicatore rassicurante e soprattutto ironico, con dei tempi straordinari, ovviamente attoriali. L’ironia di Reagan venne trasversalmente apprezzata. In questo, rientrava anche la dimensione umana del personaggio. Reagan non era un genio e nulla gl’importava di sembrarlo: apparendo non tanto come un santone, ma come un uomo comune, si accattivò le simpatie di persone semplici, che necessitavano di una comunicazione scevra di orpelli e bizantinismi. È certo che in questo gioco di semplificazione rientrò anche una conseguente scarnificazione del messaggio politico, con l’Unione Sovietica descritta come il male assoluto e l’Inferno sul pianeta Terra, e gli Stati Uniti come la terra promessa che ogni uomo avrebbe sempre sognato e desiderato. Famosissimo in questo senso è il suo ultimo discorso, quello pro-States del gennaio ‘89, che appariva anche come un inno al globalismo ante litteram:

A man wrote me and said: you can go to live in France, but you cannot become a Frenchman. You can go to live in Germany or Turkey or Japan, but you cannot become a German, a Turk, or Japanese. But anyone, from any corner of the Earth, can come to live in America and become an American.   

(Un uomo mi scrisse dicendomi: puoi andare a vivere in Francia ma non diventerai mai francese. Puoi andare a vivere in Germania, in Turchia o in Giappone, ma non diventerai mai tedesco, turco o giapponese. Ma chiunque, da ogni parte della terra, può venire a vivere in Americani e diventare americano.)

Messaggi semplici per persone semplici, che sono sempre la maggioranza alle urne, in più rimarcando il carattere un po’ anarco-individualista che è insito in ogni americano, egoista ma anche invidiabile nella sua libertà di intraprendere. Outsider proveniente dal mondo del cinema, seppe presentarsi come il cittadino medio che in tempo di crisi vedeva male le élite e i suoi privilegi.

Continua con “Ronald Reagan tra luci e ombre – Il Liberista – Parte III”

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