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Autonomi e Partite Iva

Riforma dell’Irpef

Da tanto tempo si auspica una riforma dell’irpef ed, in particolare, della tassazione in generale. Per come è oggi configurata, la tassazione diretta, cioè volta a colpire i redditi prodotti, è legata a sistemi nati nel dopoguerra ma che oggi generano ingiuste sperequazioni tra i contribuenti.

In un articolo apparso sul Sole 24 Ore del 30/01/2020, lo stesso Vincenzo Visco che è più volte stato ministro delle finanze, ha sottolineato che nel tempo, tale imposta nata nel 1973, si è resa vulnerabile a notevoli discrezionalità, generando iniquità e discriminazioni.

In pratica, attraverso le varie riforme introdotte, spesso per ragioni elettorali, si è venuto a realizzare un sistema che, anziché assoggettare allo stesso trattamento tributario i contribuenti in possesso dello stesso reddito, come prevede la Costituzione, alcuni redditi prodotti beneficiano di un trattamento più indulgente rispetto ad altri, sia dal punto di vista delle aliquote, sia dal punto di vista delle detrazioni.

Quando l’Irpef venne concepita, si pensava ad un’imposta personale in grado da sola di garantire lo stesso trattamento tributario per tutti i redditi prodotti, assoggettandoli tutti alla progressività prevista dalla Costituzione. 

Ma con il passare del tempo, diverse tipologie di reddito vennero escluse dalla progressività, altre beneficiarono trattamenti di favore ed altri ancora addirittura dell’esclusione da tassazione.  Si pensi all’applicazione delle varie cedolari, all’esclusione dalla tassazione di alcune plusvalenze anche rilevanti (es. quelle derivanti dalla cessione di immobili posseduti da più di cinque anni), ai redditi finanziari, ai canoni di locazione immobiliare ecc.  

Inoltre il peso della progressività delle aliquote va a cadere tutto nei primi 75 mila euro di reddito, mantenendo poi la stessa aliquota per tutti i redditi successivi a detta cifra, generando da quel livello in poi una vera e propria imposta piatta. In pratica colui che ha un reddito di 80 mila euro, per la parte successiva alle 75 mila euro, paga la stessa aliquota di colui che matura un reddito di due milioni di euro. Quindi vi è il paradosso che da zero a 75.000 euro vengono applicate cinque differenti aliquote progressive, dopo di che, fino all’infinito, si ha una sola aliquota immodificata.

Per potere comunque adottare una organica riforma dell’imposta sarà necessario tracciare un quadro generale in grado di trattare alla stesso modo le varie situazioni che man mano si presentano nella realtà pratica.

Oggi vi sono categorie, per lo più produttive, che per poter determinare il proprio reddito imponibile e pagare le proprie imposte attraverso la propria autoliquidazione, devono sostenere, in termini di adempimenti, costi superiori alle stesse imposte che sono tenuti a versare. Anche per bassi redditi o piccole attività, gli operatori devono seguire norme e spiegazioni contenute in libri quasi mai inferiori alle mille pagine.

Certo che la riforma dell’Irpef dovrà tenere conto dei non più rinviabili miglioramenti sul fronte della spesa pubblica, spesso gravata da distorti costi dissipatori, finora quasi impossibili da circoscrivere, che impongono al legislatore la rincorsa verso maggiori ed ulteriori entrate tributarie per arginare le progressive uscite che non si è in grado di ridurre.

La crisi di questi giorni, generata dal Covid-19, potrebbe essere lo spunto per poter finalmente porre rimedio alle distorsioni esistenti tra le entrate che non bastano mai per coprire le maggiori uscite che non si riesce a ridurre o ad interrompere.

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