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Autonomi e Partite Iva

La voce del dissenso!

Lo studio sul lavoro Autonomo e sulle Partite Iva dimostra come gli italiani abbiano una grande voglia di mettersi in gioco e di contribuire a costruire la ricchezza del nostro Paese, avviando attività autonome, imprenditoriali e professioni.

Nella maggior parte dei casi, però, chi vuole mettersi in gioco è frenato da mille difficoltà oggettive del mercato del lavoro italiano, tra cui spiccano gli alti costi burocratici, l’incertezza del futuro, il ritardo nei pagamenti, soprattutto della Pubblica Amministrazione e il mancato sostegno da parte dello Stato a chi cerca di costruirsi un futuro, mettendosi in gioco in prima persona.

La manovra 2020 doveva essere l’occasione per dare sostegno ai liberi professionisti e alle Partite Iva, attraverso la riduzione degli oneri burocratici e l’introduzione di un minimo ed equo reddito dignitoso, anche per queste categorie.

Così non è stato!

L’Irpef per i lavoratori autonomi e a Partita Iva continua ad essere nettamente superiore rispetto a quello versato dai lavoratori dipendenti e dai pensionati.

 Gli Autonomi e le Partite Iva continuano a versare il 30% in più rispetto ai dipendenti e il 67% in più rispetto ai pensionati (Cgia di Mestre).

Certamente non sono in discussione l’aiuto ai lavoratori dipendenti e ai pensionati, quel che si contesta è la politica della sempre maggiore pressione fiscale a carico della nostra categoria.

Dopo aver deciso di tagliare il cuneo fiscale, rendendo così le buste paga dei lavoratori dipendenti più pesanti, ci si sarebbe aspettato un alleggerimento del carico fiscale sulle piccole e medie imprese.

Ci si sarebbe aspettati dalla manovra finanziaria 2020 una riduzione del costo del lavoro, visto che la stragrande maggioranza dei posti di lavoro è stata creata, negli ultimi anni, dalle attività di piccole dimensioni.

Questo modo di ragionare potrebbe sembrare assurdo ma non lo è!

Chi, sino ad ora, ci ha governato, ci ha fatto sempre credere che la Politica economica  debba fare – per forza –  i conti con una “coperta troppo corta”,  tale da non consentire di estendere le tutele a tutte le categorie di lavoratori; come dire si deve per forza scegliere: “Se si vogliono aiutare i lavoratori dipendenti e i pensionati, il carico fiscale non può che ricadere sugli Autonomi e sulle Partite Iva”!

 Ebbene, NON è COSì!

Ricordiamoci (TUTTI) che, i piccoli imprenditori, nel nostro Paese, sono il vero motore di sviluppo dell’economia, poiché la loro attività consente di aumentare il PIL.

Con un PIL frenato, aumentare la pressione fiscale è sempre un errore enorme, in quanto costringe a sacrificare una categoria di lavoratori rispetto agli altri.

Un’inversione di tendenza economica, in questi casi, è possibile, invece, incentivando le misura di aiuto per la piccola impresa e per tutta la categoria degli Autonomi e delle Partite Iva.

Per esempio, la riduzione del costo del lavoro non solo consentirebbe alle aziende di continuare a lavorare nel mercato, aumentando il PIL, ma favorirebbe, anche, le nuove assunzioni, facendo circolare maggiore moneta nel mercato; più lavoro, più redditi; più persone che pagano le tasse, meno assistenzialismo e tasse più basse!

Sarebbe però, a mio avviso, errato puntare il dito solo contro lo Stato.

Occorre essere onesti con se stessi, la lealtà verso se stessi è fondamentale; se non c’è autocritica non ci può essere un confronto veramente costruttivo con tutte le parti sociali e non si potrebbero raggiungere soluzioni obiettivamente valide.

Dobbiamo, dunque, essere pronti a riconoscere che la colpa è anche Nostra, poiché, sebbene delusi, arrabbiati, sopraffatti dal carico fiscale e disperati, continuiamo ad essere spettatori passivi degli eventi politici.

E’ ora di unire le nostre forze e dare fiducia a chi veramente conosce la nostra realtà, perché quotidianamente la vive sulla propria pelle.

Il 26 Aprile 2020, tutti in Piazza della Scala a Milano, facciamo sentire la nostra voce: la voce del dissenso!

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