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Autonomi e Partite Iva

Lettera aperta al Presidente della Repubblica: breve storia di un sistema che ha rovinato la mia famiglia

Egregio Signor Presidente,

mi chiamo Martina Decina e sono una ragazza di ventisette anni della provincia di Lecce. Scrivo la presente lettera per denunciare una situazione di grave ingiustizia di cui sono vittime da più di dieci anni i miei genitori, Gioacchino Decina e Angela Venneri, due persone di settant’anni che rischiano di perdere tutto quello che hanno costruito in anni di duro lavoro per colpa di un sistema fiscale e giuridico che ha completamente abbandonato il tessuto economico e sociale di questo paese, trasformandosi in nemico e minaccia per chi, questo Paese, lo costruisce ogni giorno.

La vicenda è iniziata circa dieci anni fa, quando nel 2011 la società dei miei genitori, la Glittering snc di Angela Venneri & C. ha subito una verifica da parte di due operatori non meglio identificati della Agenzia delle Entrate. Nel 2011 la società aveva quale attività prevalente la distribuzione di ricariche e schede telefoniche e quale attività marginale quella di servizi di pulizia.

Al termine della verifica sulla contabilità della società per l’anno di imposta 2008, i due funzionari hanno rilevato maggiori ricavi per la cifra di 284.728,00 euro assoggettabili ad Iva del 20% (a tal proposito si fa presente che nel commercio di schede telefoniche le vendite sono esenti da Iva perché l’iva è assolta alla fonte dal gestore di telefonia secondo l’articolo n.74, c.1, lett. d) del DPR n.633/1972).

La cifra sopra riportata risulta conseguenza di errori di annotazioni contabili da parte dello studio del nostro commercialista e dunque non riconducibile in alcun modo a maggiori ricavi.

In opposizione all’avviso di accertamento, la Glittering, difesa da un noto studio legale tributario sito in Lecce ha presentato ricorso contro l’Agenzia Delle Entrate direzione provinciale ufficio controlli di Lecce. Nell’ambito del procedimento la commissione tributaria provinciale di Lecce ha nominato con ordinanza il CTU al fine di rispondere ai quesiti proposti dalla Commissione Tributaria Provinciale.

Dopo essere venuti a conoscenza del risultato sfavorevole della relazione, il nostro avvocato ha fatto presente al CTU che quanto riportato nella sua relazione non corrispondeva alle richieste avanzate dalla Glittering che avrebbero invece dovuto dimostrare l’errore puramente formale a cui era imputabile la cifra.

Abbiamo quindi convenuto con il CTU che gli avremmo presentato tutta la contabilità ricostruita relativa all’anno contabile 2008. A tal fine, in seguito ad un lungo e minuzioso lavoro di ricostruzione, abbiamo fornito detta contabilità suffragata da fotocopie degli assegni ed estratti conto bancari ed altro.

Il CTU ha redatto una integrazione alla prima relazione nella quale ha riscontrato una riduzione del valore individuato inizialmente, rideterminandolo in 225.532,36 euro, accogliendo in parte il ricorso della Glittering. A questa cifra si sarebbero aggiunti interessi e sanzioni varie che l’avrebbero fatta lievitare in modo esponenziale.

Nel 2019, con l’approvazione della Pace Fiscale e definizione agevolata delle liti pendenti, su consiglio dell’avvocato vi abbiamo aderito, pur sapendo di essere vittime di una ingiustizia fiscale.

L’importo da pagare veniva così ripartito su 5 anni con rate trimestrali, decurtato di sanzioni ed interessi. A partire dal mese di maggio 2019 abbiamo quindi iniziato a pagare le rate imputate alla società Glittering e a ciascuno dei due soci, Angela Venneri e Gioacchino Decina. L’importo medio ci è sempre stato comunicato di volta in volta dal nostro avvocato, attraverso l’invio del modello F24 già compilato con dati e importi. Il totale dei tre modelli F24 si aggirava intorno ai 5.400 euro con leggere variazioni di interessi ad ogni scadenza, importi che siamo riusciti a pagare con l’aiuto dei familiari.

In data 08.05.2020 il nostro avvocato ha ricevuto tre comunicazioni dall’ufficio dell’Agenzia delle Entrate di Lecce nelle quali si sostiene che da controlli effettuati gli importi dichiarati in precedenza dal nostro avvocato non erano corretti e che l’importo totale era di 175.562 euro invece di 107.756 euro, con rate aggiuntive per ognuno dei tre soggetti giuridici (società e soci).

In data 22.05.2020 l’avvocato ci ha convocati per metterci a conoscenza di quanto appena riportato. Come da comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate, ci è stato richiesto di compensare la differenza per le rate già pagate in una unica soluzione entro 30 giorni dal ricevimento della suddetta comunicazione, per un importo totale di 13.552,40 euro, pena il diniego alla definizione della lite e di ripartire la parte restante nelle rate successive o liquidarle in una unica soluzione.

Approfittando dell’entrata in vigore dell’articolo 144 del D.L. n. 34 del 19/05/2020 abbiamo presentato istanza di sospensione fino al 16.09.2020 per il pagamento della totalità delle suddette rate in scadenza. Tuttavia, abbiamo ricevuto riscontro negativo riguardo la somma integrativa delle rate già scadute che deve essere obbligatoriamente versata nei prossimi giorni.

A causa dei “maggiori ricavi” riscontrati dall’Agenzia delle Entrate per l’anno 2008, si è attivata anche l’INPS che con comunicato del 07.03.2017 (che alleghiamo) ha riconosciuto che dal 01.01.2012 al 30.04.2013 sono stati pagati 24.179,94 euro lordi in più sulla pensione di Decina Gioacchino per la differenza di IVS dovuta. In conseguenza di tale riscontro l’INPS ha iniziato a liquidare una nuova pensione a partire da maggio 2017, trattenendo il 20% dell’importo e riducendo la pensione del Sr. Decina da circa 1200 euro a poco meno 980 euro.

La stessa comunicazione è arrivata anche per Angela Venneri, per la quale risulta un debito con l’INPS di circa 19.000 euro. Tuttavia, ad oggi, alla signora Venneri non è stato trattenuto nulla non essendo ancora pensionata.

Alla luce di quanto detto fino ad ora, considerando le entrate finanziarie della mia famiglia, risulta impossibile e completamente assurda la richiesta avanzataci dalla Agenzia, che ci obbliga a pagare un importo di 8.778,00 euro circa (a cui sommare gli interessi) ogni tre mesi, per un totale annuale di circa 35.000 euro per altri quattro anni. Infatti, nonostante i volumi di vendita relativi al traffico di telefonia mobile della Glittering siano molto alti, la nostra percentuale di guadagno lordo sugli stessi si aggira intorno allo 0.6% con il quale dobbiamo far fronte a tutte le spese di gestione.

Oltretutto, il mancato pagamento delle rate porterebbe alla perdita dei benefici della pace fiscale, riportandoci a dover liquidare la cifra intera inizialmente individuata, inclusi interessi e sanzioni.

Al fine di poter ottemperare alle rate, già da alcuni anni abbiamo messo in vendita una seconda casa di proprietà, costruita con anni di sacrificio e lavoro ma purtroppo non ci sono pervenute richieste.

Inoltre, abbiamo avanzato una richiesta di risarcimento danni alla assicurazione del nostro commercialista che abbiamo scoperto avere un massimale di copertura di soli 50.000 euro. Ad oggi, l’assicurazione non si è dimostrata incline a liquidare la somma risarcitoria e quindi saremo costretti ad adire a vie legali anche su questo fronte.

Dal nostro punto di vista anche l’assistenza legale che abbiamo ricevuto non è stata adeguata e sufficientemente professionale, ancor di più alla luce degli errori di conteggio delle rate da liquidare emersi nei giorni scorsi.

Presidente, la mia famiglia è sempre stata puntuale e trasparente nel pagamento degli oneri fiscali e contributivi e lo è stata anche nel pagamento delle rate della pace fiscale, nonostante abbiamo sempre ritenuto ingiusto quanto ci è capitato dal momento che non ci sono mai stati “maggiori ricavi” come sostenuto dalla Agenzia.

Quello che chiediamo è che ci venga data la possibilità di chiudere questo contenzioso in modo equo e sostenibile, compatibile cioè con le entrate finanziarie di cui disponiamo.

Oltre al danno economico e finanziario, la mia famiglia ha subito anche delle pesanti ripercussioni sullo stato di salute. Da quando è iniziata la verifica fiscale, mia madre è diventata cardiopatica e risente di stati depressivi e ansiosi.

Per questi motivi, invio la presente lettera di pubblica denuncia del sistema a politici, rappresentanti istituzionali, giornalisti, agenzie, associazioni di difesa dei consumatori, lettera che continuerò ad inviare senza sosta fino a quando non avrò ricevuto un riscontro.  

Non è giusto che una famiglia onesta, che ha sempre pagato le tasse e ha sempre lavorato si ritrovi a dover far fronte a dei debiti aldilà delle proprie capacità finanziarie per errori contabili fatti da qualcun altro e non abbia avuto nessuno dalla propria parte in questi dieci anni.

Presidente, Lei ed il governo continuate a ripeterci che nessuno verrà lasciato indietro, che il fisco deve essere amico delle PMI, degli artigiani e di tutte le categorie di autonomi. Ma la verità è un’altra. I miei genitori, come migliaia di italiani, sono stati lasciati indietro da anni da uno Stato in cui non abbiamo più alcuna fiducia. Nessuno in questi anni ha dimostrato interesse a prendere le parti della mia famiglia con interesse e professionalità perché a nessuno importa se le proprie inefficienze e mancanze possono portare gli imprenditori sul lastrico.

Concludo, sperando di poter contare su un Suo riscontro e mi auguro che Lei e le istituzioni che rappresenta possiate prendere delle decisioni che ci aiutino a poter continuare a lavorare per il nostro Paese e per le future generazioni come vogliamo, con tranquillità e rispetto.

P.s. Nella presente lettera sono stati volutamente omessi i nominativi delle persone coinvolte per rispetto della privacy.

Cordialmente,

Martina Decina

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