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L’equilibrio finanziario futuro

Da più parti nei giorni scorsi si è sottolineata la positività del fatto che gli aiuti europei sono stati concessi in abbondanza, soprattutto dal lato prestiti e che, se detti aiuti verranno ben amministrati potranno contribuire significativamente alla ripresa economica dell’Italia.

Ciò che tutte le forze politiche e parti sociali auspicano è rappresentato dall’aumento dei posti di lavoro e conseguente calo reale della disoccupazione che produrrebbe un concreto rilancio del benessere sociale attraverso l’incremento dei consumi, dello sviluppo delle nuove economie e della capacità di apprenderle e manovrarle.

Tuttavia questi auspici, affinché si possano realizzare, hanno la necessità che vengano supportati i soggetti che i posti di lavoro li realizzano e li coltivano, ossia le imprese, di ogni dimensione, sia grosse che piccole, in altre parole, le partite IVA.

L’Italia parte da una posizione di svantaggio. Da anni, molto prima del Covid-19, si fa continuamente presente che il bilancio nazionale è gravato da un notevole debito pubblico.

Gli aiuti europei, quando verranno attuati, genereranno ulteriore debito pubblico che rischierà di cadere sulle future generazioni.

Per evitare che si debba aumentare la già alta pressione fiscale per doverlo ripagare, sarà necessario intraprendere un ciclo virtuoso che aiuti le imprese a migliorare le proprie moderne competenze, ad irrobustire la propria competitività, ad incrementare i propri fatturati e la propria redditività.

Quindi facilitazioni, semplificazioni, riduzione della pressione fiscale, riduzione del costo del lavoro e riduzione delle corvées ossia servizi gratuiti allo Stato per imposizione di legge. Inoltre lo Stato dovrà cimentarsi a promuovere concretamente verso i paesi esteri i prodotti italiani e l’immagine delle imprese nazionali.

In questo modo verrà positivamente favorito il sistema attraverso il meccanismo del “moltiplicatore”, finalizzato a generare nuova ricchezza nel medio e nel lungo periodo in misura superiore al costo dei finanziamenti acquisiti.

Errori nell’impostazione degli aiuti europei che sono prossimi ad arrivare, causeranno invece nuova povertà, fallimenti delle imprese, aumento dei tassi di interesse dovuti agli spread, con conseguente aumento della disoccupazione, aumento della pressione fiscale, fuga delle imprese virtuose verso i paesi esteri più accoglienti, necessità di raffreddare possibili rivolte sociali.

Occorrerà quindi ponderare bene l’utilizzo degli aiuti europei al fine di evitare danni irreparabili.

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