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Il peso della burocrazia

In questi giorni di Corona Virus sono stati emanati numerosi provvedimenti dispositivi che, per essere applicati, hanno bisogno di essere gestiti dall’apparato pubblico, sia dal punto di vista normativo (decreti attuativi) che dal punto di vista operativo (distribuzione di risorse alle realtà in crisi). 

Tutti gli osservatori hanno rilevato che l’inefficienza burocratica italiana, comparata con quella dei paesi di più affine prossimità quali ad esempio Germania, Austria, Francia, Gran Bretagna, ha mostrato ancora una volta segni preoccupanti di inefficienza, tali da essere un peso per la competitività dell’Azienda Italia nel suo complesso.

Lo stesso Governo Conte, ma prima di lui anche i governi precedenti di qualsiasi colore, ha evidenziato che le procedure per applicare le leggi ed i regolamenti vanno drasticamente modernizzate, semplificate e rese più agevoli e comprensibili.

Fino ad ora, come detto, tutti i governi sono usciti sconfitti dal tentativo di ridurre la zavorra burocratica.

Nel suo libro “I sette peccati capitali dell’economia italiana” Carlo Cottarelli dà un peso fondamentale al peccato di burocrazia. Lui stesso, nominato commissario al taglio della spesa pubblica, ne è uscito sconfitto pur ammettendo di essersi spesso trovato di fronte a dirigenti competenti e preparati. Ma è la mentalità ormai profondamente diffusa nell’apparato che è difficile da sradicare. 

La Banca Mondiale nella sua classifica annuale sul “fare business” che tien conto dell’interazione tra un’impresa e la pubblica amministrazione, riporta Cottarelli nel suo libro, per il 2017 ha collocato l’Italia al 46mo posto su 190 paesi, dietro a tutti i paesi del G7 e dietro alla maggior parte dei paesi dell’euro.

Ma per recuperare il tempo perso, un paese moderno deve poter muoversi con poche regole ben comprensibili, non invasive, facili  e leggere.

Ancora oggi una piccola azienda italiana potrebbe essere soggetta ad almeno 111 adempimenti all’anno tra obblighi fiscali, amministrativi, di sicurezza sul lavoro, protezione dei dati ecc. 

Nei paesi fratelli ma anche in competizione con noi sia le leggi, le normative ed i regolamenti esistenti sono di gran lunga meno numerosi rispetto a quelli italiani con grosso vantaggio da parte loro nella competizione aziendale complessiva. E’ per loro come iniziare una partita con un vantaggio di due a zero.

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