Le peggiori previsioni sull’immediato futuro fanno temere, con il venir meno degli aiuti di Stato, che il numero di nuovi disoccupati si avvicinerà al milione di unità e diverse migliaia saranno i lavoratori autonomi che cesseranno la propria attività.
Oltre che a quelli della pandemia, l’Italia sta ancora smaltendo gli effetti della grande crisi finanziaria del 2008, dalla quale non si è completamente ripresa e che si manifesta nella scarsa crescita economica avvenuta negli anni successivi.
Questo crea un sistema perverso. Da un lato il calo dei consumi, dall’altro la crescita dell’indebitamento, non finalizzato all’investimento (che per natura sarebbe produttore di nuova ricchezza), contratto oltre che per pagare debiti già preesistenti, per assolvere alle imposte e contributi, anche per l’acquisto di beni e servizi non essenziali, talvolta spinti da pervasive campagne promozionali. Indebitamento che va a formare nuovi ulteriori debiti. Recenti studi di Confindustria hanno messo in evidenza che un grosso quantitativo dei 150 miliardi di finanziamenti erogati nel periodo pandemico, garantiti dallo Stato, non sono stati utilizzati per intraprendere nuove iniziative ed investimenti, ma per far fronte a spese correnti.
Molto spesso l’indebitamento è superiore al fatturato stesso delle imprese. Stesso problema riguarda molte famiglie gravate da debiti il cui importo da rimborsare spesso si avvicina agli stipendi mensili. Basta una criticità, come la perdita del lavoro, e tutto per il debitore precipita, con creditori che danno corso ad azioni esecutive e l’iscrizione del proprio nominativo nei registri delle centrali dei rischi con la conseguenza di vedersi chiudere ogni possibilità di nuove aperture di credito. Questa situazione ha molte volte spinto le persone a far ricorso al mercato dell’usura.
Una via di sbocco, ancora poco conosciuta, è rappresentata dalla legge salva-suicidi che, se ben applicata, può aiutare a porre rimedio a situazioni debitorie apparentemente irreversibili.