fbpx

Redazionale del Presidente

Cari Amici AUTONOMI E PARTITE IVA, ci saremmo aspettato qualcosa di meglio da Draghi, piuttosto che la riconferma di alcuni ministri del Conte uno e due…ma non vogliamo essere uccelli del malaugurio.

VEDREMO… osserviamo per qualche settimana e poi faremo le ns. valutazioni. Abbiamo apprezzato la scelta della Lega di partecipare al governo Draghi con tre ministri di cui due Partite Iva, Giorgetti allo Sviluppo Economico e Garavaglia al Turismo. Due Ministeri che toccano la carne viva delle ferite degli AUTONOMI E PARTITE IVA.

Sappiamo il perchè… Riteniamo che lo Sviluppo Economico sia un Ministero particolarmente adatto a Noi AUTONOMI E PARTITE IVA, perchè è stato ridimensionato con la sottrazione dell’energia, e del commercio estero… Questo vuol dire che Giorgetti, da bravo Commercialista, potrà dedicarsi non solo a sistemare i ns. danni da Covid, ma anche a rimodulare tutte le variabili che ci rendono la vita difficile come imprenditori e professionisti.

Chiederemo presto Udienza a Giorgetti…e chiederemo l’istituzione del dipartimento ministeriale AUTONOMI E PARTITE IVA.

A questo aggiungiamo che il ministero della P.A. è assegnato a Brunetta, economista particolarmente arrabbiato con la burocrazia e con i dipendenti pubblici Fannulloni, motivo per il quale possiamo aspettarci razionalizzazioni e semplificazioni burocratiche e tagli alla spesa oltre a sanzioni ai furfantelli della P.A. Peccato che Fratelli d’Italia e la Meloni siano rimasti fuori dal Governo, avrebbero potutto dare una mano a tagliare la spesa pubblica.

Hanno preferito dare un appoggio esterno; e poi sono impegnati a rosicchiare voti a Forza Italia ed alla Lega e questo si può fare facendo finta di essere all’opposizione. Furbi, ma vecchia politica da anni 80…

Facebook
WhatsApp

Ti potrebbe anche interessare:

Il Geoscambio

Se viene accoppiato a solare termico e a fotovoltaico diventa virtualmente eterno e a costo di produzione energetica pari a zero.

Cuneo Fiscale: i lavoratori non sono tutti uguali

Negli ultimi mesi si è riacceso in Italia l’annoso dibattito sulla riduzione del cuneo fiscale e contributivo, cioè la differenza tra il costo del lavoro e il netto che finisce intasca al lavoratore.