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Autonomi e Partite Iva

Uscire dal tunnel della depressione quando sei un lavoratore abbandonato a sé stesso

Sempre più spesso e sempre più numerosi arrivano messaggi alla nostra Associazione da parte di parte IVA disperate. È una fetta di popolo che ha dato tutto alla propria attività, sogni e denaro, la propria giovinezza e le proprie energie, l’amore per la vita e le speranze per il futuro, per poi ritrovarsi delusa e senza più forze.

Poche cose ti feriscono più dei tuoi insuccessi lavorativi quando sei una partita IVA. Perché avere la partita IVA non è solo un lavoro che ti permette di pagare le bollette ma è un’espressione di te stesso, della tua interiorità. Se hai partita IVA non sopravvivi aspettando la fine del turno ma sogni ogni giorno nuovi modi per soddisfare i tuoi clienti e riuscire nella tua attività. Non timbri nessun cartellino, ma indossi l’armatura dell’ingegno per sfidare il mercato.

Proprio per questo ogni minimo insuccesso è una sconfitta personale, e non solo un rompicapo che il tuo stipendio fisso ti farà dimenticare.

La difficoltà di reagire

Le testimonianze che riceviamo sono perlopiù di padri o madri di famiglia, tra i 40 e i 50 anni, che a un certo punto della loro vita si arrendono. E lo fanno dopo aver lottato per anni, all’inizio circondati da amici e colleghi, poi soli.

Quello che il sistema italiano ignora da troppo tempo è il numero di questi lavoratori che è rimasto senza una rappresentanza e che merita di più. Si tratta di una fascia di popolo che per la natura del suo lavoro ha la capacità e il dono di automotivarsi e autosostenersi. Sarebbe impensabile però che tutti i lavoratori autonomi reagiscano allo stesso modo e sarebbe altrettanto impensabile pretendere che riescano a reagire soli. Il mercato è fatto di numeri ma noi siamo fatti di carne e di emozioni.

La storia di Giorgio

Negli ultimi mesi abbiamo ricevuto tante mail da Giorgio, un nostro follower molto attivo. Quando lo abbiamo conosciuto ci è apparso come un cinquantenne solare, dalla battuta sempre pronta, gli occhi vivi e una costante curiosità. Ma Giorgio ha una storia incredibile alle spalle, che non gli attribuiresti mai a prima vista.

Fa il suo lavoro da quando ha 18 anni e continua adesso, 37 anni dopo. Si è appassionato al mondo della sartoria ancor prima di finire la scuola e ha continuato a lavorare in un atelier di lusso di Napoli fino ai 23 anni quando, ancora giovanissimo, ha salutato il suo datore di lavoro e si è portato i suoi affezionatissimi clienti nel suo piccolo negozio. Da sartoria amatoriale la sua è diventata nel giro di pochi anni un’attività molto conosciuta nella città: politici, famosi imprenditori e molti altri sono stati vestiti da lui. Giorgio è passato da sarto qualunque a vero e proprio maestro del settore, investendo molto nella sua attività e incrementando il suo fatturato.

Con la crisi del 2008 la sua attività subisce una battuta d’arresto: quella classe medio-borghese che vestiva da lui appare sempre più di rado nel suo atelier e Giorgio finisce per vivere con quei clienti dal reddito alto che però non possono garantirgli entrate fisse. In breve tempo è costretto a indebitarsi, a ipotecare la casa e quello che era la sua fortuna diventa la sua disgrazia.

Ciò che lo distrugge è passare le giornate in un negozio deserto, guardando i passanti, senza nessuno che entri.

Sua moglie e le sue figlie non lo riconoscono più, diventa taciturno, non ascolta chi lo circonda, ha lo sguardo sempre perso nel vuoto. Provano a distrarlo, lo convincono a chiedere dei prestiti nonostante il suo orgoglio, ma in lui c’è una voragine. Quando lo abbiamo incontrato ci ha detto che il problema non era solo la nuova situazione economica. “Di quella mi fregava relativamente, ero pronto a vendere la mia casa e andarmene in affitto” dice Giorgio.

Ciò che lo distrugge è passare le giornate in un negozio deserto, guardando i passanti, senza nessuno che entri. All’improvviso il mio lavoro di precisione, passione e creatività si è svuotato del suo valore. Nel giro di pochi anni non interessa più.

La nube della depressione non si fa attendere e investe Giorgio in modo repentino e forte: Giorgio tenta il suicidio due volte, viene ricoverato in ospedale per diversi traumi fisici ed è costretto ad abbandonare totalmente la sua attività.

Sedato dai farmaci, passa le sue giornate passeggiando nel parco sotto casa, scambiando quattro chiacchiere al bar con altri disoccupati e vivendo una vita che non si sarebbe mai aspettato.

Tutto cambia quando un giorno, passeggiando nel verde, incontra un vivace 30enne che dipinge un quadro: il ragazzo gli confessa di essere un pittore di strada di mattina e un sarto di pomeriggio. Ha appena aperto un piccolo studio che mostra a Giorgio il giorno stesso. È molto diverso da quello che aveva lui fino a qualche mese prima: disordinato, confusionario e amatoriale. Ma il ragazzo sembra avere talento nelle sue creazioni e nel giro di qualche mese i due si mettono in società. Mentre il giovane porta tutti i suoi contatti e il suo entusiasmo, Giorgio gli trasmette la precisione e il know how della sua esperienza trentennale.

Per lui è una rinascita, a quasi sessant’anni non solo ha una nuova attività e fa quello che ha sempre amato, ma ha ritrovato l’entusiasmo per la vita e lavora in un mondo di giovani, cosa che non si sarebbe mai aspettato.

Una nuova vita per tutti

Giorgio è tornato a sorridere ed è un punto di riferimento per la sua famiglia e per tutti quelli che lo conoscono. Dal leccarsi le ferite è tornato a essere un uomo carismatico, uno che detta le regole, uno che è sempre gravido di nuove idee.

Quando cadi in un buco nero non devi pensare che ci rimarrai per sempre. È semplicemente la vita. Non ne apprezzerai mai la parte più luminosa se non passi per le tenebre.

Giorgio oggi è un uomo felice perché ha conservato in sé la fiamma che contraddistingue noi partite IVA.

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