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L’eterno dilemma: timbrare il cartellino o avere la partita Iva?

La verità è che nasciamo tutti lavoratori, ma pochi di noi sono in grado di essere autonomi.

Quando si parla di lavoro autonomo bisogna valutare bene se una scelta del genere possa esaltare le nostre qualità o affossare il nostro conto in banca. C’è una credenza comune a considerare la partita Iva un’opportunità per tutti.

Beh, è una credenza sbagliata.

Sebbene una grande fetta di popolazione sia propensa a timbrare il cartellino, avere orari fissi e le ferie pagate, un vasto numero di italiani vede nella partita Iva un’opportunità di guadagni maggiori e di espressione dei propri talenti. Ma quando ti sei messo in proprio e guadagni meno di prima, fai fatica ad acquisire nuovi clienti e sul cuscino trovi sempre più capelli dovresti chiederti se questo tipo di lavoro fa veramente per te.

È vero, il sistema fiscale e burocratico in Italia non è dei migliori, ed è la prima ragione per cui migliaia di lavoratori autonomi si indebitano fino al collo e falliscono ogni giorno. Il mercato è poi in continuo mutamento e chi non si adatta in tempi rapidi rimane facilmente indietro.

In questo spazio tendiamo sempre a incoraggiare le persone a correre il rischio e a mettersi in proprio, a buttarsi nel marasma del mercato e cercare di spiccare ma è opportuno riflettere bene prima di ritrovarsi in miseria.

Come facciamo a capire se la partita Iva fa per noi allora?

Orari

Gli orari per le partite Iva sono imprevedibili e flessibili, nel bene e nel male. Se hai la partita Iva potresti ritrovarti a lavorare su un progetto urgente fino alle 3 di notte, o il giorno di capodanno o il sabato sera. Ma potresti anche avere la mattina libera per andare in palestra mentre sono tutti chiusi in ufficio.

Per alcuni la flessibilità è un bene sacrosanto, per altri è sinonimo di instabilità. Se timbrare il cartellino alle 9 di mattina e poi di nuovo alle 18 ti regala un senso di sicurezza vuol dire che la partita Iva non fa per te. Cerchi certezze e non sorprese, non sei una persona avventurosa.

La solitudine

Essere un freelance vuol dire lavorare nel silenzio della propria casa dal pc, prendere iniziative senza l’appoggio di nessuno, contare solo su sé stessi.

Il lavoratore dipendente è abituato al lavoro di squadra che sì, può presentare le sue difficoltà, ma è anche condivisione di responsabilità e supporto morale. L’autonomo al contrario sa navigare nello spietato mare del lavoro da solo, remando contro gli squali che spesso sono i suoi clienti. L’autonomo è in grado di automotivarsi ogni giorno. Se quindi cerchi appoggi la partita Iva non fa per te, non sei una persona avventurosa.

Tasse e responsabilità

Parlando di responsabilità è ovvio che da dipendente dovrai presentarti a lavoro e avere delle buone performance. Ma se sei un lavoratore autonomo dovrai anche investire su ricerca dei clienti, mantenimento degli stessi, assicurarti di essere pagato e vincere i tuoi competitor. Avere un commercialista sempre con te sarà indispensabile e ti ritroverai anche a pagare una marea di tasse per mantenere la tua partita iva.

Se non sei pronto ad accollarti tutti questi pensieri e preoccupazioni, credendo fino alla fine nel tuo successo, non aprire partita Iva: non sei una persona avventurosa.

Spiriti avventurosi

La verità è che nasciamo tutti lavoratori, ma pochi di noi sono destinati a essere autonomi. Essere organizzati, proattivi, sempre alla ricerca di novità, determinati anche quando si ha tutto contro, disponibili verso i propri dipendenti non è da tutti… è solo per spiriti avventurosi.

Se sei arrivato fin qui e tutto quello che hai letto non ti ha scoraggiato ma ti sembra una sfida che non vedi l’ora di iniziare hai vinto: sei una partita Iva. Sei uno spirito avventuroso.

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