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Le disavventure di un piccolo imprenditore e i pregiudizi verso chi fa impresa


Dal testo di Luigi Furini edito da Garzanti: “Volevo solo vendere la pizza- le disavventure di un piccolo imprenditore”, un estratto eloquente dalla prima parte della narrazione:

“L’idea di fare l’imprenditore mi galvanizza, mi eccita. Devo superare, dentro di me, un problema politico. Può uno di sinistra, uno che ha frequentato i circoli marxisti-leninisti, che è stato iscritto al PCI, che ha fatto mille manifestazioni con le bandiere rosse, diventare imprenditore? Teoricamente non c’è niente di male. Basta essere in regola, non evadere le tasse e tenere un comportamento corretto con i dipendenti. E poi le cooperative non sono gestite in modo manageriale? Sì, ma la mia pizzeria non sarà una cooperativa. Sarà una società fatta di due soci, mia moglie e io. E come tutte le società avrà come scopo quello di produrre utile.”

Parliamo di un’altra Italia, ancora legata a canoni ideologici, mentre nella crisi persistente di oggi è chiaro che l’autentico obiettivo di un Partito dovrebbe essere in prima istanza quello di creare occupazione, perché il problema principale si annoda intorno alla questione di una disoccupazione crescente, specialmente giovanile.

La questione è molto semplice. Molti di coloro che negli anni Sessanta – tra ’68 e anni di piombo – hanno fatto battaglie a sinistra hanno visto gli imprenditori come il male assoluto, il nemico da debellare, il fumo negli occhi della civiltà. Questa visione è andata però sempre più modificandosi quando chi militava a sinistra ha cominciato ad arricchirsi in un primo momento e a fare impresa in un secondo. Al tempo d’altronde nonostante le cicliche crisi l’Italia era un paese in crescita, l’Europa virtuosa.

La prospettiva è cambiata: molti di coloro che avevano un pregiudizio contro chi metteva in piedi un’attività hanno cambiato modo di intendere le cose una volta affrontata la problematica del costo del lavoro. Il loro pregiudizio contro l’imprenditoria è morto perché si sono resi conto in prima persona che qualcosa non funzionava nel modo di intendere lo sviluppo e l’occupazione in Italia, e questo è il senso del testo “Volevo solo vendere la pizza- le disavventure di un piccolo imprenditore” di Luigi Furini edito da Garzanti.

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