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Autonomi e Partite Iva

Ho aperto partita Iva per guadagnare di più ma lo Stato si intasca metà del mio fatturato

La lettera di Antonio, partita Iva vittima del sistema italiano

Spesso, soprattutto nel mercato del lavoro, le tue aspettative non corrispondono alla realtà dei fatti. Fai un investimento sperando che sia un successo, assumi personale sperando di avere sempre più lavoro, acquisisci un nuovo cliente sperando di trarne enormi vantaggi. Ma si sa, chi di speranza vive

Quando poi si tratta di aprire partita Iva e lavorare onestamente in Italia le speranze farebbero bene a diventare preghiere o viaggi a Medjugorje. Se hai entusiasmo e voglia di fare puoi star sicuro che lo Stato italiano saprà come farli sparire.

La mia storia

Mi chiamo Antonio e vivo da sempre nella provincia di Trento dove qualità della vita e lavoro sono in genere molto buoni, perlomeno sulla carta. L’anno scorso dopo diversi anni da dipendente ho deciso di mettermi in proprio. Ho aperto partita Iva e mi sono fatto un po’ di pubblicità online e nei luoghi pubblici intorno alla mia città: Antonio, idraulico professionista, disponibile 7 giorni a settimana.

All’inizio è stata dura, ero pervaso dalla paura di non trovare clienti ma dopo un paio di mesi ho visto i primi risultati. Ho lavorato per un anno e i guadagni non sono stati molti ma come inizio mi potevo dire soddisfatto avendo fatturato in media 1300 euro al mese, per un totale di 15600 a fine anno.

Buon risultato per una neo partita Iva no? No.

Mi sono trovato a pagare tasse assurde, alcune delle quali neanche conoscevo, se non fosse stato per il mio commercialista non so cosa avrei fatto. Ah, a proposito, a lui ho dovuto pagare 550 euro, spesa non evitabile perché senza commercialista una partita Iva non vive.

Grazie burocrazia italiana.

La tassa più assurda che ho dovuto pagare sono stati i minimali: in Italia devi pagare una quota fissa per i guadagni che lo Stato “suppone” tu avrai. Poco importa se poi fatturi o meno, lo Stato l’ha supposto e lo pretende. Io avevo guadagni che mi permettevano a malapena di pagare l’affitto e mangiare, quindi sborsare migliaia di euro nel mese di novembre è stato un furto legalizzato.

Grazie legislazione italiana.

Alla fine, tra INAIL, IRPEF, eccetera eccetera quasi la metà del mio fatturato è andata in tasse. Mi sono preso il rischio, ho cercato lavoro viaggiando anche fuori città, ho affrontato le spese necessari per mantenere la mia attività e lo Stato cosa fa? Mi deruba della metà dei miei guadagni.

A gennaio ho preso la decisione: chiusa la partita Iva. Non percepisco nessuna indennità di disoccupazione perché non sono un lavoratore dipendente, sono costretto a cercar lavoro (e non è così facile) e rimango amareggiato e deluso.

Avevo davvero creduto in questo mio progetto, non ho mai avuto problemi con i miei clienti che hanno sempre apprezzato il mio lavoro e ho dovuto rinunciarci perché la legge mi impediva di andare avanti. Una rapina legalizzata che non mi sarei mai aspettato.

Grazie Stato italiano.

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