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Cosa vogliono realmente le partite Iva?

L’eterna diatriba tra lavoro dipendente e autonomo

Evasori fiscali, furbetti del sistema, datori di lavoro schiavisti. È la triade di aggettivi con cui generalmente l’opinione pubblica etichetta chi ha partita Iva. È un’opinione che per troppo tempo ha prosperato nel pensiero comune e che non potrebbe essere più distante dalla realtà dei fatti.

Il pensiero ricorrente è che chi lavora in proprio abbia automaticamente guadagni esorbitanti, truffi i suoi dipendenti e goda di libertà che non spettano ai poveri lavoratori dipendenti. Come se la partita Iva fosse un mazzo di chiavi per aprire automaticamente le porte del paradiso. In realtà, come i fatti ci dimostrano, è sì un bel mazzo di chiavi, ma apre le porte dell’inferno.

Quelli che sembrano più colpiti dalle difficoltà del mercato sono proprio i lavoratori autonomi che, negli ultimi decenni, hanno dovuto combattere per sopravvivere a una tassazione spropositata, che ti obbliga a pagare anche quando non fatturi, e quando fatturi ti toglie quasi metà dei tuoi guadagni.

Che ci sia una percentuale alta o meno di evasioni tra queste categorie… beh, forse non c’è molto da stupirsi. Si chiama legge di causa ed effetto.

Cosa vogliono le partite Iva italiane?

Spesso si sente dire che la partita Iva è una scelta, e questo non legittimerebbe chi la apre a lamentarsi o a pretendere perché, in qualche modo, “te la sei cercata tu”. Ma questo cosa vorrebbe dire? Che bisognerebbe essere disincentivati a mettersi in proprio? Che la piccola imprenditoria dev’essere scoraggiata? Che chi ha sogni e iniziative farebbe meglio a farsi assumere in qualche ufficio pubblico e passare la vita a timbrare un cartellino?

In uno stato giusto e liberale l’iniziativa privata dev’essere nutrita e stimolata. Incentivata con delle riforme fiscali adeguate, con l’accelerazione dei processi burocratici, con lo svecchiamento del sistema.

Tra le varie questioni che lamenta chi lavora in proprio ci sono la mancanza di ferie pagate, malattie, maternità, tredicesime e quattordicesime.

Molti a questo punto si chiedono: ma quindi le partite Iva vogliono essere trattate esattamente come i lavoratori dipendenti? La risposta è: NO. Pretendere un trattamento uguale a quello dei dipendenti sarebbe pretendere un sistema altrettanto ingiusto come quello attuale. Le partite Iva non vogliono essere trattate dal fisco come i dipendenti, vogliono essere trattate come la risorsa che sono e non come bancomat dello stato. Vogliono un sistema che riconosca il loro ruolo centrale nell’economia e che dia loro i giusti sgravi per poter andare avanti, espandere la loro attività e creare benessere e occupazione per l’intera popolazione.

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