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Come sopravvivono le piccole attività

Avere una piccola attività nell’era globalizzata vuol dire lottare costantemente contro grandi colossi dell’industria, aperture di nuovi centri commerciali e il forte potere dell’e-commerce.

Molti negozietti, anche storici, sono costretti ad abbassare le serrande stremati dalle fatiche di un mercato che li butta fuori. È difficile per questi lavoratori autonomi farsi strada tra gli orchi della burocrazia, del fisco e della concorrenza.

Ma se tante piccole realtà collassano ce ne sono altrettante che invertono la tendenza e chiudono i bilanci in positivo, con numeri sempre migliori. Come fanno?

La risposta è più banale di quanto si possa pensare: funzionano, semplicemente funzionano. Queste micro imprese, nei settori più disparati, che siano negozietti o altre attività, riescono a ritagliarsi la loro fetta di mercato e a far percepire i loro prodotti e servizi come “unici”. Il più delle volte hanno un rapporto molto diretto con i propri clienti e sanno farsi ricordare.

Le storie di Armando e Giulia

Vi facciamo degli esempi seguendo le storie di due piccoli imprenditori di successo.

La prima è quella di Giulia. Giulia cresce a pane e moda nella periferia di Padova. Compra la sua prima Singer a 13 anni e inizia a cucire i suoi abiti. Dopo gli studi fa pratica in due piccoli atelier del centro fino a quando, dieci anni fa, decide di mettersi in proprio. All’epoca Giulia ha solo 25 anni e a parte il suo talento non ha idea di come si gestisca un’attività. I primi anni sono molto duri: caos burocratico, poca clientela e spese alte. La giovane ragazza è molto vicina alla chiusura, ha perso 10 chili e non vede la luce in fondo al tunnel.

Una voce dentro al suo cuore, però, che le dice di proseguire perché ogni volta che è nel suo studio e prende la stoffa tra le mani il resto del mondo rimane fuori, si annulla, e i problemi scompaiono. Dopo qualche tempo le donne più benestanti della sua città si accorgono del suo talento, grazie anche ad attività di autopromozione che Giulia riesce a mettere in atto: partecipazione a eventi mondani, pubblicità presso i golf club, esposizione delle sue creazioni in ogni luogo ben frequentato. A oggi il suo atelier ha un fatturato sempre in ascesa, Giulia ha ripreso il suo peso, ha avuto il suo primo figlio e sa offrire alle sue fedeli clienti l’eleganza, la raffinatezza e il Made in Italy che cercano.

C’è poi il successo di Armando, proprietario di un negozietto di alimentari in una zona di Milano piena di superstore e supermercati. Armando gestisce la sua attività da trent’anni sempre nella stessa zona e ha vissuto appieno il cambiamento del mercato e l’avvento dei grandi supermercati nella sua zona. Ovviamente a livello di prezzi è impossibile competere con questi ultimi: le spese fisse e di acquisto dei prodotti che deve sostenere Armando non sono minimamente paragonabili a quelle di un superstore.

Nonostante questo il negoziante non solo è riuscito a sopravvivere, ma negli ultimi due anni ha anche aumentato il suo fatturato. Come? Facendo funzionare la sua attività per quello che è. Un piccolo alimentare non può puntare su prezzi bassi e ampia varietà di prodotti ma su valori come la familiarità, l’accoglienza e la specialità. Armando conosce i nomi e le esigenze di quasi tutti i suoi clienti, ogni settimana propone prodotti tipici regionali che fa assaggiare agli acquirenti e che sponsorizza in maniera informale con messaggi WhatsApp. Inoltre prima che i centri commerciali lo facessero, lui già portava la spesa al domicilio col suo furgoncino: un vero visionario nel suo campo, un grande lavoratore ed esempio per tutti. Il legame e il valore emozionale che ha creato negli anni con gli abitanti del suo quartiere supera i vantaggi che può offrire un asettico centro commerciale.

Essere unici

La domanda che si sono posti questi due piccoli (grandi) imprenditori è stata: cosa posso offrire di diverso al mio cliente?

Anche quando la concorrenza è spietata e sproporzionata (perché ci si trova davanti a colossi del mercato e multinazionali) i piccoli imprenditori di successo sanno capire il loro valore sul mercato. E ci sono valori che la grande distribuzione non potrà mai trasmettere: familiarità, alta qualità, precisione, unicità.

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