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Autonomi e Partite Iva

Scontrino elettronico: ennesima martellata sui piedi delle partite IVA

Quello che dovrebbe servire a ridurre l’evasione rischia di essere un altro buco nell’acqua (a scapito dei lavoratori)

Si cercano sempre nuovi metodi e tecniche per combattere l’evasione, altissima nel Belpaese degli onesti. Nel corso degli anni sono stati tanti i tentativi di limitare il fenomeno, ma si sono rivelati tutti buchi nell’acqua. Col nuovo scontrino elettronico la tendenza non sembra invertirsi: si continua ad adottare manovre che complicano la vita dei lavoratori e che, di fatto, non aiutano a diminuire l’evasione.

La nuova normativa prevede che dal 1 luglio di quest’anno chi fattura più di 400mila euro dovrà emettere la versione digitale del tradizionale scontrino cartaceo, mentre dal primo gennaio 2020 l’obbligo si estende a tutti. In meno di un anno dunque, che tu sia una piccola o media partita IVA, che possa permettertelo o meno, dovrai acquistare un nuovo registratore di cassa o adeguare quello che hai (in questo caso non deve avere più di 3 anni).

Attenzione però, lo Stato non ci lascia mai soli. Lo sapete vero?

Per compensare il disagio riceverete un aiuto per l’acquisto dei nuovi registratori di cassa che da analogici dovranno diventare digitali. Previsto un massimo di 250,00 euro di credito d’imposta per chi acquista un nuovo registratore di cassa, 50,00 euro di credito per chi adatta un dispositivo già esistente. Questo sì che è prendersi cura dei lavoratori a partita IVA. Questo sì che è welfare.

Sorvolando sul disagio economico che l’acquisto di un nuovo registratore di cassa può comportare per una piccola attività (che poi sono sempre quelle più colpite), ci chiediamo quanto queste nuove manovre possano beneficiare alla lotta all’evasione.

La sensazione (non troppo irrealistica) è che chi non emetteva scontrino cartaceo prima non emetterà quello digitale ora. Certo sarà più controllato e probabilmente potrà fare meno nero ma diciamo la verità, chi vuole fare il furbetto trova sempre un modo per farlo.

C’è poi la questione dell’eterna pressione verso chi crede nell’iniziativa privata, costantemente disincentivato. Nella lotta fiscale non si prendono iniziative volte a colpire direttamente gli evasori ma, piuttosto, provvedimenti che affliggono la collettività dei lavoratori a partita IVA (e che poi si rivelano anche inefficaci).

L’unico strumento che si rivela utile e mirato nella battaglia all’evasione è la lotta sul campo, anche se ha bisogno di risorse di cui il Paese non dispone.

C’è infine un’ultima opzione che nessuno considera mai e che va a colpire il fulcro del problema, lì dove tutto ha inizio: la testa delle persone. Quest’opzione rivoluzionerebbe il pensiero dei lavoratori, spesso onesti ma costretti a diventare evasori per sopravvivere.

La soluzione è abbassare le tasse che gravano su tutta la classe lavoratrice ma in particolare sui lavoratori autonomi e sulle partite IVA. La soluzione è abbassare le tasse, non continuare a tendere trappole poco efficaci a chi è già sfinito.

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