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Liberismo e capitalismo non sono sinonimi


Nel sistema misto europeo e parimenti in quello liberista statunitense, per diverse stagioni del Novecento il Liberismo si è configurato come sistema virtuoso per aumentare produttività e ricchezza e con esse occupazione. Certo rimane scontato che questo sistema liberista, come è stato capace di interpretare al meglio la questione sulle produttività, è stato altresì anche portatore di sciagure quando non ha saputo darsi una minima regolamentazione. Lo dimostra la storica crisi di sovrapproduzione che nel 1929, partendo dagli Stati Uniti, investì il mondo intero. Il sistema capitalista superò quella crisi anche facendo leva su sé stesso, senza rinnegarsi del tutto. Nel New Deal di Roosevelt infatti non venivano messi in discussione i principi cardine della libertà che sempre ha accompagnato gli Stati Uniti d’America nella sua storia. Anche i più accaniti sostenitori delle politiche del Partito Democratico statunitense non sono mai stati socialisti. Di contro, fuori dagli USA alcuni assolutismi europei- di stampo fascista- adottarono sistemi economici differenti, talvolta agevolando la libertà di impresa e talvolta mettendo dei paletti per costruire uno Stato Sociale.

DOPO IL 2008

Dopo la Caduto del Muro la dissoluzione dell’Unione Sovietica e le politiche di Ronald Reagan e Margaret Thatcher, è opportuno parlare in termini storici di Neoliberismo anziché di Liberismo classico. La vera disputa riguarda però in quale direzione stia andando il mondo visti i disastri finanziari causati della crisi del 2008, dei quali gli effetti negativi ancora non si sono risolti. Debellato il comunismo, uscito perdente dalla guerra fredda, ci si domanda ora quale forma di capitalismo è lecito adottare. Un liberismo sano dovrebbe- almeno in linea teorica- favorire la meritocrazia, combattere oligopoli e monopoli di stato attraverso la libera concorrenza, aiutare ascesa e cadute delle classi sociali attraverso l’intraprendenza. Oggi è molto difficile ravvisare questa linea teorica in un sistema che è invece sostanzialmente bloccato e si avvale dello sfruttamento, con scarsa possibilità di ascesa sociale.  Avendo perduto il senno ed essendosi radicalizzato, il Liberismo si è trasformato in mero capitalismo, alimentando peraltro i populismi selvaggi che investono l’Europa occidentale in uno tra i momenti peggiori della sua recente storia. In questo, sembra inoltre aver perso quel suo slancio rivoluzionario che anche nella sua volontà di farsi Neoliberismo negli anni Ottanta lo aveva contraddistinto.

 Citando Paolo Savona, da un articolo de Il Foglio: “Ciò che sovente non viene ricordato è che al vertice della scala dei valori sociali del capitalismo vi è la libera accumulazione di capitale produttivo (oggi soprattutto finanziario), mentre al vertice di quella del liberalismo vi è l’affermarsi di un sistema di libertà (quello che chiamo il quadrilatero di Locke: diritto al vita, alla libera espressione e al libero movimento delle persone, alla proprietà e all’eguaglianza).”

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