Analizzando i dati che al momento afferiscono al 2017, l’Italia è sempre il paese per eccellenza delle Piccole Medie Imprese (PMI). Già nel passaggio tra il ’15 e il ’16 si rileva come le PMI abbiano accresciuto notevolmente gli investimenti facendoli passare dal 6,2% al 7,8%. Secondo questo dato sulle PMI la redditività si è avvicinata ai livelli pre-crisi con una ripresa di basi finanziarie e reddituali molto solide, ma nella percezione generale che si ha del Paese considerando le ultime elezioni, quelle del 2018, il dato sembra afferire soltanto al Nord. La scelta infatti della maggioranza degli italiani – specialmente nel centro e nel meridione- di votare 5Stelle testimonia a favore della direzione per la quale a prevalere in Italia è il malessere. Nei sette anni più duri della crisi, 2007-2014, le PMI sono passate da 150 000 a 136 000. I dati del 2017 dedicavano un’approfondita analisi agli impatti che l’Industria 4.0 potrebbe avere sulle imprese italiane.
Andiamo anche a sondare gli ultimi dati di genere: chi investe in innovazione impiega mediamente più donne (42%; +7% sul totale) e giovani. Nel 2007 oltre la metà degli occupati nelle “aquile” (cioè le imprese sia investitrici che innovatrici) aveva un’età inferiore ai 45 anni. Le imprese che investono in innovazione sono peraltro anche quelle che hanno retribuito meglio i dipendenti.
IL 78% DEGLI ADDETTI DELLE IMPRESE SONO NELLE PICCOLE-MEDIE
Se in Europa la percentuale degli addetti delle imprese si aggira intorno al 69,4%, in Italia il numero sale: è quasi il 79% degli addetti a far parte di quelle medio-piccole che sono il cuore pulsante del paese. Per di più nel nostro Paese le micro e piccole imprese in generale con meno di cinquanta addetti costituiscono l’asse di tutto il sistema.
Quali sono però le incidenze viste per regioni? È la provincia Autonoma di Bolzano a comandare con il 67,2%. E poi dunque di seguito il Veneto col 64,2%, la Lombardia 62,7% e quindi le Marche con il 60,9%.