La Legge di Bilancio approdata in Senato prevede una riduzione delle tasse sui redditi da lavoro, con un aumento in busta paga per i lavoratori dipendenti ma prende di mira le partite IVA per ottenere i fondi necessari alla realizzazione del taglio del cuneo fiscale.
Come tutti sappiamo, le risorse arrivano da due novità previste dal testo della manovra:
- l’abolizione della flat tax del 20% per le partite IVA con ricavi o compensi tra i 65.001 e 100.000 euro;
- i limiti introdotti al regime forfettario al 15%.
Pochi però sanno che il Decreto Fiscale, collegato alla Legge di Bilancio 2020, prevede nuovi limiti alle compensazioni che, nella sostanza, si traducono in un prestito COATTIVO che lo Stato chiede alle Partite Iva.
Infatti, a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019, l’utilizzo in compensazione di importi superiori ai 5.000 euro sarà subordinato alla preventiva presentazione della dichiarazione dei redditi, accanto all’apposizione del visto di conformità da parte di un professionista abilitato.
Ne deriva che, nel caso in cui un titolare di Partita IVA o un’impresa sia titolare di un rimborso da parte dell’Erario, non potrà più effettuare le compensazioni fiscali (Irpef, Ires, Irap, IVA) oltre 5.000 euro ma dovrà aspettare il termine di 10 giorni dalla presentazione della dichiarazione (dei redditi, IVA, ecc.) ed esclusivamente con F24 telematico. Sempre necessaria l’apposizione del visto telematico.
E’ chiaro che la disposizione obbliga i contribuenti ad uno slittamento a dopo maggio delle compensazioni d’imposta relative al 2019 e rappresenta, su ammissione dello stesso Governo “un effetto positivo che riduce la spesa per il Bilancio dello Stato”.
Inoltre, lo stesso Decreto Fiscale prevede che nel 2020 ci sarà un ulteriore slittamento del termine per le compensazioni; una parte dei crediti di imposta, infatti, non potrà essere compensata entro la fine dello stesso anno 2020 (per incapienza rispetto ai debiti da pagare tramite compensazione) e slitterà ai primi mesi del 2021.
Pertanto, si avrà un ulteriore effetto positivo per le casse dello Stato, a scapito dei Lavoratori Autonomi e a Partita Iva.
Non dimentichiamo, inoltre, che viviamo in Italia e certamente la posizione dei Lavoratori Autonomi e delle Partite Iva sarà aggravata dall’incapacità dello Stato di adeguare il sistema alle nuove riforme, con l’impossibilità di effettuare le dichiarazioni entro il mese di maggio, con slittamento delle tempistiche, allungando così oltremodo i tempi di rimborso.
Si tratta in sostanza di una nuova tassa mascherata da misura volta a contrastare l’evasione fiscale!
Quello che è davvero inaudito e inaccettabile e, sinceramente lascia basiti tutti noi, è il fatto che, nemmeno un euro delle risorse recuperate da queste modifiche verrà reimpiegato a favore dello stesso comparto delle Partite IVA.
Gli Autonomi e le Partite Iva sono prevalentemente giovani professionisti, imprenditori della conoscenza, i knowledge workers, la classe creativa su cui bisognerebbe investire per il rilancio del Paese e invece sono sempre più penalizzati da una POLITICA che si ostina a guardare il FUTURO con gli occhi del PASSATO!
QUESTO SISTEMA DEVE CAMBIARE !