I lavoratori autonomi italiani agiscono da soli. Sette su dieci operano senza il supporto di dipendenti o collaboratori, una percentuale molto più alta se confrontata con gli altri paesi comunitari. Tuttavia, solo il 20% preferisce lavorare con queste modalità.
E’ quanto emerge dal rapporto “Il lavoro autonomo in Italia, un confronto con l’Europa”, redatto dalla Fondazione studi consulenti del lavoro e presentato ieri a Bruxelles durante la Giornata delle professioni liberali.
Secondo i numeri messi insieme dalla Fondazione, il 72,3% dei lavoratori autonomi in Italia opera completamente da solo, senza il supporto di dipendenti o collaboratori. Circa un quarto, al contrario, è a capo di una struttura, che sia un’impresa o uno studio professionale. Non sempre la condizione del lavoro “individuale” è però voluta: solo il 19,7% degli autonomi italiani che lavora senza addetti, infatti, dichiara di preferire tale modalità (nel resto d’Europa tale percentuale sale al 27,3%), mentre per la maggioranza (44,8% contro il 33,2% della media europea) tale scelta dipende dal fatto che non c’è abbastanza lavoro per assumere collaboratori. Il 15,6% (contro 7,7% della media europea) chiama in causa l’elevato carico contributivo sul lavoro, che penalizza le assunzioni, mentre relativamente in pochi denunciano la complessità normativa o la difficoltà a recuperare profili adatti al ruolo (rispettivamente 1,6 e 1,5%).