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Autonomi e Partite Iva

Gli italiani che evadono le tasse: consuetudine o lotta per la sopravvivenza?

L’Italia prima per evasione fiscale (e tassazione) in Europa

Nel tessuto sociale dell’Italia vera espressioni come “dichiarare la metà” o “lavorare in nero” sono ancora molto diffuse e rappresentano prassi, non eccezioni. Secondo l’Ufficio Studi della CGIA il nostro Paese è al primo posto per evasione fiscale in Europa: un buco di ben 113 miliardi.

Per fare un esempio: se le tasse evase fossero il PIL di uno stato questo si posizionerebbe al sessantesimo posto tra gli stati più ricchi del mondo, una somma che gioverebbe non poco alle casse di una nazione che fatica a riprendersi dalla crisi.

Chi evade di più?

Dagli studi risultano confermati alcuni sospetti: i maggiori evasori fiscali sono i lavoratori autonomi, seguiti dai possessori di immobili. Il tasso di evasione totale per i primi è del 37 per centro, mentre per i secondi la percentuale sale a 65 e include rendite provenienti da stabili, case e uffici. Tra le tasse più gettonate dagli evasori spiccano l’IRPEF, con 37,8 miliardi, e l’IVA, con 35,7 miliardi. Meno aggirate invece IRAP, IMU e TASI.

Per quanto riguarda la distribuzione geografica, invece, emergono picchi maggiori nel sud Italia: Calabria, Sicilia, Campania, Puglia. Queste sono anche le regioni che versano in una situazione di maggiore stagnazione economica: coincidenza oppure no?

La stessa distribuzione geografica emerge negli studi che si occupano delle somme evase recuperate dai comuni: troviamo un divario notevole tra le somme recuperate nei comuni del nord rispetto a quelli meridionali (in cui, a parità di mezzi per il recupero, le somme si aggirano attorno a poche migliaia di euro). In generale si recupera intorno al 5 per cento delle somme evase, confermando che la lotta contro il fenomeno è un flop.

Furbetti o disperati?

Lungi dal fare un’apologia dell’evasione, sarebbe riduttivo attribuire il fenomeno alla sola “tradizione” italiana dei furbetti. È vero, siamo un popolo di individualisti, che tendono a mettere gli interessi privati davanti a quelli della collettività, ma siamo anche una società che fatica a sopravvivere a un sistema troppo oneroso.

La prima cosa che viene naturale chiedersi è: come mai tutti questi lavoratori autonomi evadono? Certo, per queste categorie è molto più semplice farlo rispetto ai lavoratori subordinati, ma sono davvero spinti da un basso senso civico? O interviene anche il fattore della necessità? Le categorie che più evadono sono anche le più tassate: non è una coincidenza.

La seconda riguarda la disparità economica tra nord e sud, da sempre gap incolmabile nel nostro paese. Spesso si parla di problema culturale, di abitudini “radicate nel sistema”, di “furbetti del sud”, dimenticando che in queste regioni esiste un’evasione di sussistenza o di sopravvivenza, che dir si voglia. Negli anni, per quanto scorretta, quest’evasione ha consentito a molte piccole e medie attività di non fallire, di salvaguardare diversi posti di lavoro ed evitare suicidi di imprenditori e autonomi. Ha consentito a tante realtà di sopravvivere alla tassazione che, nelle sue diverse forme, strangola i lavoratori e atrofizza l’iniziativa privata.

Probabilmente quando si parla di evasione fiscale dovremmo smettere di chiederci “dove si evade di più?” o “chi sono i furbetti?” ma piuttosto: chi è più sfinito dalla tassazione in Italia?

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