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E se lo stress fosse positivo?

Cercando la parola stress su Wikipedia (cosa che se sei una persona mentalmente stabile non ti sarà venuta ancora in mente) ti imbatterai in una definizione inaspettata: sindrome generale di adattamento. Adattamento?

No aspetta… A-D-A-T-T-A-M-E-N-T-O?

Non è certo il primo termine che ti viene in mente quando pensi allo stress.

Oltre la consuetudine

Eppure lo stress è davvero un adattamento a situazioni in cui la psiche umana è bombardata da una serie di stimoli, obblighi, scadenze, ansie. Lo stress è quella vertigine che ti avverte che devi fermarti e ritrovare la direzione giusta, è la difficoltà a rallentare perchè il tuo circostante corre più veloce di te.

Negli ultimi decenni l’espressione “sono stressato” è diventata di uso comune, soprattutto a causa del repentino cambiamento dei ritmi sociali. Quelli dei nostri nonni, per lo più dediti ad attività rurali e guidati dall’alternanza alba-tramonto, si sono trasformati in ritmi meccanicizzati (o meglio “tecnologizzati”), con il suono metallico della sveglia che si sostituisce al canto del gallo e la luce bianca della scrivania che prende il posto di quella del sole.

Ciò è dovuto allo sviluppo del terziario, con l’impiego della fetta più grande dei lavoratori in mansioni sedentarie che “costringono” a star seduti tutto il giorno davanti a uno schermo. In questo modo l’umanità ha visto il suo bioritmo alterato e plasmato in qualcosa di innaturale, di non iscritto nel genoma che ci ha abituato in centinaia di migliaia di anni a correre per procurarci il cibo, stare in piedi, scaricare la tensione con il movimento. Ora l’agitazione e le preoccupazioni si accumulano dentro di noi e diventa difficile liberarsene.

Noi lavoratori autonomi o con partita IVA conosciamo bene la differenza tra stress positivo e stress distruttivo: del primo ci nutriamo, il secondo ci assedia quasi quotidianamente.

Una vita senza stress: positivo?

È stato però ampiamente studiato e dimostrato che una vita senza alcun tipo di ansia e scadenza sia al contrario deleteria per la nostra salute mentale.

Ritmi accelerati, stimoli sociali e lavorativi costanti, nuove sfide e improvvisi cambi di rotta fanno sì che il nostro cervello si tenga giovane più a lungo e ci rendono delle persone più piene, più carismatiche e più sagge.

L’eustress

Negli anni Cinquanta l’endocrinologo Hans Selye conia il termine “eustress”. Questa parola si compone del prefisso eu, che in greco vuol dire “buono” e stress: letteralmente uno stress buono, positivo.

Selye porta alla luce quello che è sempre stato il segreto per la nostra sopravvivenza: gli stimoli esterni. Molti psicologi e studiosi sono infatti d’accordo nell’affermare come lo “stress positivo” sia un vero e proprio antidoto contro la depressione. Questo vale nella vita lavorativa come in quella sociale. Una persona con un lavoro dinamico e una famiglia di cui occuparsi sarà meno esposta al mostro della depressione rispetto a un impiegato postale che vive solo e cucina la cena nel microonde: d’altronde siamo animali sociali ed esseri dinamici.

Il giusto mezzo

Quest’articolo non intende sostenere che dobbiamo per forza riempirci la vita con preoccupazioni e impegni, ma piuttosto che esiste un limite (seppur labile) tra stress positivo e stress distruttivo e che dobbiamo ben guardarci dal non valicarlo.

Un ruolo centrale è ricoperto dall’approccio che abbiamo nell’affrontare le cose: tocca a noi considerare un nuovo progetto lavorativo come una sfida positiva e non come motivo di stress. Un nuovo cliente acquisito può essere un’opportunità di guadagno così come un l’ennesima preoccupazione: tutto dipende dall’entusiasmo che alberga dentro di noi.

Nel lavoro e nella vita privata

Noi lavoratori autonomi o con partita IVA conosciamo bene la differenza tra stress positivo e stress distruttivo: del primo ci nutriamo, il secondo ci assedia quasi quotidianamente.

A impedire a molte partite IVA di avere una vita serena non è l’eccesso di stress negativo bensì la mancanza di stress positivo, quindi di opportunità e nuove sfide. Senza queste c’è solo lo stress negativo, quello esterno, fatto di scadenze burocratiche e pagamenti, oneri fiscali e visite dal commercialista. I due tipi di stress vanno attentamente bilanciati: devi riempirti del primo quanto più cerca di prevalere il secondo.

Noi partite IVA, siamo per natura dinamici e propositivi, non dobbiamo invidiare i lavoratori dipendenti ma, al contrario, essere grati per quello stress che ci tiene vivi e forse, forse… ci fa connettere al vero senso della nostra presenza in questo Mondo: la lotta, la dinamicità e la voglia di migliorarsi sempre.

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