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Autonomi e Partite Iva

Il Decreto Fiscale 2019 e la lotta all’evasione: nuovo strumento per battere cassa!

Il Decreto Fiscale, collegato alla Legge di Bilancio 2020  ha apportato importanti novità in materia di reati tributari.

In particolare, da un lato sono state  abbassate le soglie di punibilità penale oltre le quali scatta il reato; dall’altro, sono aumentate le pene per gli evasori.

Nello specifico:

  • Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti: sarà punibile con la reclusione da  quattro a otto anni. Se l’ammontare degli elementi passivi fittizi è inferiore a euro centomila, si applica la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni.
  • Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici: sarà punibile con la reclusione da  tre a otto anni.
  • Dichiarazione infedele: sarà punibile con la reclusione da  due a cinque anni.
  • Omessa dichiarazione redditi/IVA: sarà punibile con la reclusione eclusione da  due a sei anni
  • Omessa dichiarazione di sostituto d’imposta sarà punita con la reclusione da  due a sei anni
  • Emissione di fatture o altri documenti: per operazioni inesistenti sarà prevista la reclusione da  quattro a otto anni e se l’importo non rispondente al vero indicato nelle fatture o nei documenti, per periodo d’imposta, è inferiore a euro centomila, si applica la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni.
  • Occultamento o distruzione di documenti contabili: sarà punito con la reclusione da tre a sette anni
  • Omesso versamento di ritenute dovute o certificate: sarà punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta ritenute dovute sulla base della stessa dichiarazione o risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti, per un ammontare superiore a  100mila euro
  • Omesso versamento di IVA: sarà punitocon la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo, l’imposta sul valore aggiunto dovuta in base alla dichiarazione annuale, per un ammontare superiore a  150 mila euro.

Quel che maggiormente preoccupa, tuttavia, non è solo questo inasprimento delle pene ma l’introduzione di una nuova RESPONSABILITA’ DELLA PERSONA GIURIDICA.

Sostanzialmente, le IMPRESE diventano responsabili per i reati tributari commessi dai loro dipendenti, se ne hanno tratto un vantaggio!

La svolta sul piano repressivo prevede per le aziende:

  • Il divieto di contrattare con la P.A.  o l’esclusione dai finanziamenti o la revoca di quelli già ricevuti!
  • L’applicazione di una sanzione pecuniaria che potrebbe arrivare, addirittura a €. 775.000,00  ed essere aumentata di un ulteriore terzo nei casi più gravi.

La cosa aberrante è che, le limitazioni nei rapporti con la Pubblica Amministrazione potranno essere applicate anche in via cautelare, prima ancora che sia stata accertata la responsabilità dell’azienda!

Sono state, addirittura, previste ipotesi di CONFISCA.

La confisca per sproporzione sarebbe, comunque,  limitata alle persone condannate e riguarderebbe «beni o altre utilità di cui il condannato non può giustificare la provenienza» e che avrebbero un «valore sproporzionato al proprio reddito».

Per quel che riguarda la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, l’obiettivo è, quindi, estenderla a ogni ipotesi di delitto tributario, «fatti salvi i reati meno gravi, in quanto connotati dall’assenza di condotte fraudolente», cioè la dichiarazione infedele, l’omessa dichiarazione, l’omesso versamento.

Il contribuente che commette un reato fiscale viene, sostanzialmente, paragonato all’affiliato alla MAFIA, posto che la confisca  è una norma prevista  in via eccezionale per la criminalità organizzata di stampo mafioso.

Il continuo ampliamento della sfera penale a fatti economici non è, ad avviso di chi scrive, il modo migliore per combattere l’evasione e far crescere l’economia, come, oltretutto, evidenziato anche da Confindustria.

La politica delle sempre più tasse e delle sempre più manette, risulta  improntata alla “criminalizzazione” degli imprenditori.

 Pensare che l’evasione fiscale si combatta aumentando le pene, intercettando, arrestando e invertendo l’onere della prova come nella confisca allargata, è profondamente illusorio e tipico di chi alla soluzione dei problemi preferisce cavalcare l’onda del populismo e battere cassa per tentare di sanare il buco economico.

Gli imprenditori, che, come da più parti evidenziato, sono il motore trainante del nostro Paese, si aspettavano e si aspettano azioni più meditate, volte a premiare gli onesti; le proposte presentate dal Governo sembrano dettate, in larga parte, dall’urgenza di reperire risorse finanziarie e rischiano di penalizzare in modo non solo sproporzionato ma anche indiscriminato l’intero sistema imprenditoriale!

Occorrono interventi che non si limitino a minacciare il carcere come unica risposta sanzionatoria, ma che disegnino pene, anche severe, in funzione del disvalore sociale della condotta e delle oggettive caratteristiche e condizioni di chi la mette in atto.

Una seria ed efficace azione di contrasto, dovrebbe puntare, a parere di chi scrive, anche su strumenti di carattere premiale per incentivare comportamenti virtuosi, depenalizzando quelle condotte che non sottintendono un dolo specifico o un intento fraudolento!

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