Ai giovani piace avere la Partita Iva, gli “adulti” appaiono mediamente scontenti. L’Italia spaccata per generazioni

INTERAZIONE CON LA COMMUNITY

Alla nostra domanda posta attraverso un Visual che invitava la Comunità a fare un resoconto sulla propria esistenza in compagnia della Partita Iva, una nutrita schiera di persone malediceva il giorno in cui l’aveva aperta: l’esperienza negativa, la fatica, i debiti e talvolta il fallimento la portava a interagire con rabbia, disperazione, ma anche con l’autoironia che permetteva lei di tirare avanti con un sorriso. L’interazione attraverso i Social non dà adito ad alcun dato scientifico né tantomeno statistico e va pertanto presa con le molle, anche perché il mezzo amplifica da tempo atteggiamenti negativi e risentimenti, ma è comunque un indicatore in parte realistico dell’andamento e degli umori più istantanei del Paese, almeno nel settore che trattiamo.

Soltanto una minoranza tra quanti hanno risposto interagendo si sono dichiarati orgogliosi di essere liberi professionisti, nonostante la precarietà e i disagi. Molti fra questi sì può dire che sono indicativamente di età giovanile.

UNA QUESTIONE GENERAZIONALE

Questo testimonia a favore di un’idea che è ormai ben radicata nella società civile, e cioè che l’agognato posto fisso che per la generazione over cinquanta è stato un must,un modo di stare al mondo, subisce oggi l’“onta” di una generazione che non sempre lo cerca, o meglio non sempre lo trova. E non trovandolo s’arrangia come può, costruendosi e inventandosi il lavoro giorno per giorno anche laddóve non esiste, arrabattandosi e convivendo con una precarietà che è insieme professionale ed esistenziale.

A questo punto, due sono le ipotesi da prendere in considerazione: chi è giovane ha un modo differente di intendere la vita, precario e meno sedentario. Cerca il brivido del cambiamento, s’annoia di continuo e attua un movimento costante per vincere il tedio, fare nuove esperienze, creare, disfare. Oppure, di contro, vorrebbe la sicurezza, vorrebbe la stabilità, sogna l’indeterminato, ma non lo trova e finisce per convincersi che l’instabilità non è soltanto l’unica strada, ma anche necessariamente la migliore. In quale misura questo assunto sia veritiero e in quale misura forzato non è di immediata comprensione e semplice analisi.

Resta da comprendere come verranno affrontati “i grandi temi” dalla generazione liquida. Il disagio delle Partita Iva “adulte” è generato anche dal fatto che affrontare i compiti dell’età matura è altra cosa: il mutuo, il sostentamento della famiglia, le rate per l’acquisto dell’automobile etc.

Tutti oneri che la generazione under cinquanta affronta con largo ritardo rispetto alla precedente per motivi economici, oppure nel peggiore dei casi non affronta del tutto.  Al che è spontaneo e lecito domandarsi come i giovani liberi professionisti, soprattutto quelli che non si muovono in un mercato dalle rosee previsioni retributive e per di più in un paese che incentiva poco l’intraprendenza riusciranno a coesistere con la natura stessa dell’ “essere Partita Iva” quando per loro verrà il momento di prendere decisioni importanti e di peso da un punto di vista economico.  

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