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INTERVISTE – Storia di un piccolo imprenditore e della burocrazia incasinata

Tra legislazione sfavorevole, burocrazia troppo complessa e dipendenti furbetti è sempre più difficile fare impresa in Italia

Massimo C.

44 anni

Ristoratore

  • Ciao Massimo, di cosa ti occupi?
  • Sono titolare, insieme a mia moglie, di un negozio Biologico con caffetteria e ristorazione. Il nostro negozio si chiama MAIAKERA, un omaggio alla Dea Maia, simbolo della rinascita e della Fertilità e Kera che un antico dialetto Balinese significa Ape e le api sono il nostro termometro Biologico. Io mi occupo della caffetteria, della cucina e della vendita, mia moglie degli ordini, contatto con le aziende, consulenza, insomma della parte amministrativa.
  • Da quanto fai questo lavoro e da quanto hai la partita IVA?
  • Ormai una vita! (ride)

Ho la partita IVA dal 2004 ma sono nel campo alberghiero ristorativo dal 1993.

  • Quali sono le ragioni che ti hanno spinto ad aprire la partita IVA?
  • Ho aperto la partita iva per Amore del mio lavoro. Avevo accumulato tanti anni di esperienza nella ristorazione, mi sentivo competente e volevo lavorare in una realtà tutta mia, che rappresentasse i miei valori e le mie passioni. Credo che sia il motivo per cui la gente sceglie di mettersi in proprio: la voglia di creare nel mercato qualcosa di nuovo e di originale.
  • Ti sei mai pentito?
  • Non mi sono mai pentito, qualche volta scoraggiato, ma mai pentito.
  • Con la tassazione e la burocrazia come ti sei trovato?
  • La burocrazia è disastrosa in qualsiasi ambito in Italia.
  • Hai qualcuno che ti segue nelle scadenze fiscali? Un commercialista, per esempio.
  • Si ho un commercialista molto competente! Diversamente mi troverei in seri problemi: per capire il sistema burocratico-fiscale devi essere un professionista.
  • Le imposte che hai trovato più eccessive?
  • INPS…in assoluto INPS!
  • Hai dipendenti? Se sì, ti sei mai trovato in difficoltà?
  • Purtroppo mi trovo ancora in difficoltà. Nonostante la grande umanità che io e mia moglie abbiamo sempre mostrato nei confronti dei nostri dipendenti, non siamo stati ripagati proprio con la stessa moneta. Credo che in Italia ci sia una buona tutela per i lavoratori subordinati ma lo stesso non è per chi assume. Essendo la nostra una piccola realtà, è facile trovarsi in condizioni di forte disagio quando un dipendente si approfitta delle leggi statali per esser pagato senza lavorare. Per non parlare poi di quanto ci tocca versare allo stato per ogni dipendente… Assumere qualcuno comporta delle spese eccessive, credo siamo un caso unico in Europa. Io ho sempre voluto essere con la coscienza a posto e non ho mai fatto lavorare in nero ma a volte la tentazione è forte…
  • Bene Luigi, a questo punto ti chiederei due pro e due contro dell’avere partita IVA.
  • Due pro: non sono schiavo del mio lavoro, nel senso che faccio quello che più mi piace, e riesco a esprimere il mio talento.
  • Due contro: sono costretto a lavorare con le banche e costretto a lavorare per le banche, ma si può venirne fuori, basta conoscere qualche legge giusta di diritto bancario.
  • Quale consiglio ti sentiresti di dare a chi vuole mettersi in proprio?
  • Mettetevi in proprio solo se siete spregiudicati e professionisti. Ci vuole molto coraggio! (ride)
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